“I gabbiani non vivono tra i monti”: Grado ricorda il terremoto del Friuli
Dal 1° settembre al 20 dicembre una rassegna dedicata alla memoria dell’accoglienza di circa 6.500 sfollati giunti a Grado nell’autunno del 1976. L’11 settembre l’evento istituzionale con le testimonianze di chi visse quei giorni.
Cinquant’anni fa, dopo mesi trascorsi in sistemazioni provvisorie e, soprattutto, dopo le violente scosse di settembre, migliaia di persone furono costrette a lasciare i paesi colpiti dal terremoto del Friuli.
Alle soglie dell’inverno, circa 6.500 sfollati trovarono a Grado ospitalità e sostegno. Alberghi, abitazioni, scuole e servizi della città furono coinvolti in una straordinaria esperienza di accoglienza che ha lasciato un segno profondo nella memoria della comunità.
A cinquant’anni da quei giorni, il Comune di Grado dedica a quella storia la rassegna “I gabbiani non vivono tra i monti”, un percorso tra teatro, testimonianze, libri, musica e iniziative dedicate alla memoria e alla sua trasmissione alle nuove generazioni.
L’urgenza di partire, il desiderio di tornare. Memoria, accoglienza, comunità.
Da dove nasce il titolo
“I gabbiani non vivono tra i monti” non è soltanto il titolo scelto per la rassegna. Sono parole che arrivano dal 1976.
A pronunciarle fu un bimbo di sei anni, uno dei tanti bambini friulani ospitati a Grado dopo il terremoto. La sua storia venne raccontata sulle pagine de Il Gazzettino e ripresa nel numero speciale del Bollettino Municipale che il Comune di Grado dedicò, nell’autunno del 1976, all’accoglienza degli sfollati.
A chi gli chiedeva perché desiderasse tornare a casa, nonostante l’accoglienza ricevuta a Grado, il bambino rispose ricorrendo all’immagine dei gabbiani, che devono vivere vicino al mare, così come lui sentiva il bisogno di vivere vicino alle sue montagne.
Cinquant’anni dopo, quelle parole diventano il titolo della rassegna e raccontano, con la semplicità dello sguardo di un bambino, l’urgenza di partire e il desiderio di tornare.
Il Comune di Grado sta cercando oggi di rintracciare quel bambino, ormai adulto, per poter dare nuovamente un nome e una voce a quella testimonianza e, se possibile, ritrovarlo cinquant’anni dopo.
11 settembre: la memoria di un abbraccio
Il cuore della rassegna sarà l’appuntamento di venerdì 11 settembre, alle ore 18.30, nella Sala del Consiglio comunale.
A cinquant’anni dalle scosse del settembre 1976, Grado riunirà le voci delle comunità protagoniste di quell’esperienza: i rappresentanti dei territori dai quali proveniva gran parte degli sfollati, gli amministratori e i cittadini gradesi che parteciparono all’accoglienza e coloro che contribuirono a organizzare la vita quotidiana delle migliaia di persone arrivate in città.
Uno spazio particolare sarà dedicato alla scuola e ai bambini, attraverso le testimonianze di chi organizzò le classi aggiuntive necessarie ad accogliere gli alunni friulani.
“1976–2026: la memoria di un abbraccio” sarà così un racconto a più voci: un’occasione per ricordare ciò che accadde e, soprattutto, per raccogliere e trasmettere alle nuove generazioni la memoria di chi quei giorni li visse.
La rassegna proseguirà fino al 20 dicembre con spettacoli teatrali, presentazioni di libri, musica e iniziative dedicate alla memoria. Il programma completo, con date, orari e luoghi, è riportato nella locandina.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero, ad eccezione dello spettacolo Orcolat ’76 di Simone Cristicchi, in programma il 23 ottobre all’Auditorium Biagio Marin e inserito nella stagione teatrale 2026/2027 organizzata dal Comune di Grado insieme all’ERT – Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia.
Per informazioni su biglietti e prevendite di Orcolat ’76: scheda dello spettacolo sul sito ERT FVG .
Ente organizzatore: Comune di Grado
Mail referente: sindaco@comunegrado.it
Telefono referente: 0431898203
Sito web ufficiale: www.comune.grado.go.it
Motoria: SI
Bagni: SI
LIS: N/D
Sottotitoli: N/D
Audio: N/D