A cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 1976, lo spettacolo propone un racconto corale che intreccia teatro, musica e immagini in un’unica narrazione intensa e immersiva. Al centro, la vicenda dell’“Orcolat”, forza distruttiva e simbolica insieme, che in pochi secondi sconvolse un territorio e la sua gente, aprendo una ferita profonda nella memoria collettiva.
La struttura alterna recitazione e canto: la voce narrante di Marta Daneluzzi guida il pubblico attraverso i momenti del disastro e della rinascita, mentre il Grop Corâl Vidulês – formato da trenta elementi e diretto dal maestro Mauro Vidoni – dà voce alle emozioni di una comunità intera. I brani corali, accompagnati dal pianoforte di Giuliano Banelli, dal basso elettrico di Raffaele Andreetto e dalle percussioni di Annamaria Del Bianco, costruiscono un tessuto sonoro che amplifica il racconto, sostenuto da un suggestivo tappeto visivo di immagini proiettate.
Lo spettacolo non si limita alla rievocazione storica, ma si apre a una riflessione più ampia sul tema del tempo: il tempo improvviso della catastrofe, quello sospeso del lutto, quello operoso della ricostruzione. Il Friuli diventa così un laboratorio umano e civile, capace di interrogare non solo il proprio passato ma anche il presente e il futuro di ogni comunità.
Attraverso testi di Valentino Piovesana e la regia di Cristiano Biz, emerge la complessità di un territorio marginale che, proprio nella prova più dura, seppe esprimere risorse inattese: la competenza delle “mani”, la partecipazione dal basso, il ruolo delle istituzioni, la solidarietà nazionale e internazionale. Un modello che non viene celebrato retoricamente, ma indagato nelle sue radici profonde.
Il percorso musicale attraversa composizioni originali e arrangiamenti, tra cui Le rose di maggio, Kyrie, River, A’ van sîsîlis, fino a Zeit e Non tremare, in un crescendo emotivo che conduce verso le scosse di settembre, restituendo tutta l’inquietudine di un equilibrio fragile tra uomo, natura e tempo.
Uno spettacolo che è memoria, ma anche domanda aperta: su ciò che siamo stati, su ciò che siamo, e su come scegliamo di restare umani di fronte all’imprevedibile.
Motoria: N/D
Bagni: SI
LIS: N/D
Sottotitoli: N/D
Audio: N/D